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Cavi adeguati per il sistema di Videosorveglianza

20 Apr 2020

La diffusione delle telecamere a colori ad alta risoluzione permette di riconoscere una crescente quantità di dettagli.
La “foto” scattata da una telecamera viene suddivisa in un fitto reticolo di quadratini – i noti “pixel” – ognuno dei quali contiene informazioni relative al colore riconosciuto.
Questo significa che, al crescere del numero di pixel, aumenta la definizione dell’immagine ma, contemporaneamente, anche il numero di informazioni da trasmettere e da elaborare.
Tali quantità di informazioni, però, devono essere trasmesse attraverso la rete, la cui disponibilità di banda non è infinita e può rivelarsi insufficiente soprattutto al crescere delle telecamere collegate, che condividono la banda disponibile.
Una situazione che rischia di appesantire le reti e i sistemi di calcolo, rallentando così il processo di trasmissione, analisi e riconoscimento automatico delle immagini stesse.

Occhi sulla rete

Occhi sulla rete
Detto questo, bisogna concentrarsi soprattutto sulla rete di trasmissione dati.
Le competenze di un comune installatore elettrico, quindi, si rivelano insufficienti per rispondere alle esigenze di una rete di trasmissione digitale, in quanto larghezza di banda e Quality of Service (QoS) dipendono da numerosi fattori, sia a livello di posa dei cavi stessi, sia di installazione e configurazione degli apparati di networking.

Non dobbiamo, infatti, dimenticare che, affinché un sistema di videosorveglianza sia efficace e consenta interventi tempestivi, le immagini devono essere disponibili in tempo reale.
Una peculiarità fondamentale negli impianti più sofisticati, dove l’analisi delle immagini, spesso effettuata dal software del sistema stesso, scatena una serie di allarmi.
E il più piccolo ritardo potrebbe rivelarsi fatale per la sicurezza.

Se il cavo non resiste

I problemi di trasmissione, però, possono essere aggravati dall’ambiente operativo.
I segnali video, infatti, transitano attraverso cavi in rame o in fibra ottica.

In entrambi i casi, il sottile conduttore deve essere adeguatamente protetto in funzione dell’ambiente operativo in cui si trova a operare.
Una protezione che diventa fondamentale soprattutto nei cosiddetti ambienti ostili, che possono provocare la rapida degradazione della guaina di protezione, lasciando pericolosamente scoperto un cavo e aumentando i rischi di interferenza, con conseguente perdita di qualità del segnale, sino all’impossibilità di trasmettere il segnale stesso.

Per proteggere il cavo – o meglio, il conduttore – è necessario, in primo luogo, studiare accuratamente il percorso che dovrà compiere, evitando il più possibile l’esposizione alle sollecitazioni meccaniche, ma anche l’esposizione agli agenti chimici corrosivi, la presenza di roditori e persino l’esposizione diretta ai raggi solari.
Accorgimenti che, però, non possono essere assunti sempre, anche per la necessità di posizionare le telecamere in alcuni punti “strategici”.

Da qui la ricerca delle soluzioni tecnologiche capaci di garantire la durata nel tempo.
Si tratta di scelte non banali, perché anche una sola tratta di cavo non adeguatamente protetta può vanificare il corretto funzionamento del più sofisticato e costoso impianto di videosorveglianza.

Una guaina ogni attacco

Il mercato, in tema di protezione cavi, propone le soluzioni più originali e svariate.
Per orientarsi nella scelta, è utile conoscere le caratteristiche e i limiti delle guaine più diffuse:

  • PVC: è oggi il prodotto maggiormente utilizzato per la protezione dei cavi, in quanto offre buone qualità di antifiamma, alle quali coniuga ottime caratteristiche meccaniche, resistenza all’acqua e alle benzine, dimostrandosi così un prodotto versatile e adatto alla maggior parte degli impieghi comuni
  • WRAS: i cavi classificati WRAS (Water Regulations Advisory Scheme) secondo la BS 6920 sono caratterizzati dalla capacità di non alterare il gusto, la limpidezza e le caratteristiche microbiologiche dell’acqua in cui sono immersi. Diventano quindi indispensabili in ambito alimentare, quando vengono a contatto con l’acqua impiegata nella preparazione di cibi o con acqua distribuita alla popolazione
  • Silicone e derivati: il silicone ha la capacità di autoestinguersi senza provocare – in caso di incendio – fumi neri, con l’ulteriore pregio di conservare le proprie proprietà isolanti anche alle temperature più critiche. Essendo privo di alogeni, poi, non sviluppa gas corrosivi. Si dimostra quindi ideale nella produzione di gomma siliconica (o elastomero siliconico), un polimero che, al termine di un apposito trattamento a caldo, garantisce elevate qualità tecniche ed elastiche. In molti casi, viene ricoperto da un sottile strato di resina siliconica, in grado di accrescerne la protezione meccanica. I cavi isolati in gomma siliconica possono resistere a temperature proibitive (da – 20 a + 200 °C). Si dimostrano inoltre insensibili agli attacchi di umidità, ossigeno e ozono, resistendo egregiamente anche agli agenti atmosferici che provocano l’invecchiamento. L’unico limite di silicone e derivati è legato alla loro limitata resistenza all’azione abrasiva, al punto che il semplice inserimento all’interno dei tubi potrebbe comprometterne la resistenza. Per tale ragione, in questi casi, è opportuno scegliere gomme siliconate rivestite di una calza in fibra di vetro
  • Fibra di vetro: garantisce una buona protezione termica e meccanica, ma è necessario che venga soprapposta a un componente incaricato di garantire l’isolamento elettrico dei cavi
  • Teflon: attualmente è fra i prodotti che, in assoluto, assicurano il maggior livello di protezione, in quanto dispone di un’elevata stabilità termica anche a temperature estreme e della capacità di tollerare la maggior parte delle sollecitazioni meccaniche. Garantisce, inoltre, un ingombro limitato, a cui si aggiunge un’alta resistenza alle radiazioni. Tutte caratteristiche che lo rendono un componente ideale per la protezione dei cavi. Il costo elevato, comunque, ne limita ancora l’utilizzo ad ambiti molto particolari, come quello aerospaziale o in centrali termiche, elettriche e nucleari
  • Resine fluororate: sono tra i materiali destinati alla protezione che, in prospettiva, sembrano garantire le migliori possibilità. Accanto a un peso e a un ingombro limitati, garantiscono un’elevata affidabilità nel tempo. Considerando, inoltre, che il costo è relativamente contenuto, il loro impiego è conveniente nella maggior parte dei settori in cui è necessario garantire un buon livello di protezione